Attacchi DDoS, proposti come servizi SaaS, sono disponibili per pochi soldi grazie agli "IP stresser".
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Un IP stresser è uno strumento progettato per testare la solidità di una rete o di un server. L'amministratore può eseguire una prova di stress per determinare se le risorse esistenti (larghezza di banda, CPU, ecc.) sono sufficienti per gestire un carico aggiuntivo.
Sottoporre a test la propria rete o server rappresenta un uso legittimo di uno stresser. Eseguirlo invece nei confronti della rete o del server di qualcun altro, con conseguente denial-of-service verso i loro utenti legittimi, è illegale nella maggior parte dei paesi.
I booter, noti anche come servizi booter, sono servizi su commissione di attacco DDoS (Distributed-Denial-of-Service) offerti da professionisti del crimine al fine di sabotare siti Web e reti. In altre parole, i booter rappresentano l'uso illegittimo degli IP stresser.
Gli IP stresser illegali spesso dissimulano l'identità del server che sferra l’attacco, mediante l'uso di server proxy. Il proxy reindirizza la connessione dell'aggressore e al tempo stesso ne maschera l'indirizzo IP.
I booter sono abilmente impacchettati come servizi software o SaaS (Software-as-a-Service), spesso con supporto e-mail e tutorial di YouTube. I pacchetti possono offrire un’unica prestazione, attacchi multipli entro un periodo definito o persino un accesso "a vita”. Un pacchetto base di un mese può costare anche meno di 20 dollari. Le opzioni di pagamento possono includere carte di credito, Skrill, PayPal o Bitcoin (anche se PayPal, dimostrandone l'intenzione illecita, annullerà gli account).
Una botnet è una rete di computer i cui proprietari non sono consci del fatto che i loro computer, infettati da malware, vengono utilizzati per compiere attacchi su Internet. I booter invece sono servizi DDoS su commissione.
I booter usano tradizionalmente le botnet per lanciare attacchi ma, a mano a mano che diventano più sofisticati, si avvalgono di server più potenti per “aiutarti a sferrare un attacco", come si vantano alcuni servizi booter.
Le motivazioni alla base degli attacchi denial-of-service sono molteplici: ipirati informatici in erba, detti “skiddies”*, che vogliono mettere in luce le proprie abilità, rivalità commerciali, conflitti ideologici, terrorismo sponsorizzato da governi o anche estorsione. PayPal e carte di credito sono i metodi di pagamento preferiti per gli attacchi a scopo estorsivo. Anche Bitcoin viene spesso utilizzato, perché offre la possibilità di occultare l'identità. Uno svantaggio di Bitcoin, dal punto di vista degli aggressori, è che questa criptovaluta è meno diffusa rispetto ad altre forme di pagamento.
*Script kiddie, o skiddie (moccioso dello script), è un termine spregiativo per indicare teppisti in rete relativamente poco qualificati che impiegano script o programmi scritti da altri per lanciare attacchi contro reti o siti Web. Prendono di mira vulnerabilità di sicurezza relativamente note e facili da sfruttare, spesso senza considerarne le conseguenze.
Gli attacchi di amplificazione e i reflection attack sfruttano il traffico legittimo per sopraffare la rete o un server designato.
Quando un aggressore simula l'indirizzo IP della vittima e invia un messaggio a un terzo sotto mentite spoglie, sta effettuando il cosiddetto spoofing o contraffazione dell'indirizzo IP. Il terzo non ha modo di distinguere l'indirizzo IP della vittima da quello dell'aggressore. Risponde direttamente alla vittima. L'indirizzo IP dell'aggressore è celato sia alla vittima sia al server terzo. Questo processo è detto “reflection” (letteralmente, immagine riflessa).
È come se l’aggressore ordinasse una pizza con consegna al domicilio della vittima fingendosi la vittima. Così quest’ultima finisce per dover pagare la pizzeria per una pizza che non ha ordinato.
L'amplificazione del traffico si verifica quando l'aggressore forza il server terzo a inviare risposte alla vittima con il maggior numero possibile di dati. Il rapporto tra le dimensioni della risposta e della richiesta è noto come fattore di amplificazione. Quanto maggiore è l’amplificazione, tanto maggiore sarà la potenziale interruzione causata alla vittima. Anche il server terzo verrà bloccato a causa del volume di richieste contraffatte che deve elaborare. L'amplificazione NTP è un tipico esempio di tale attacco.
I tipi più efficaci di attacchi booter usano sia l'amplificazione che il metodo reflection. Innanzitutto, l'aggressore simula l'indirizzo della vittima e invia un messaggio a un terzo. Quando il terzo risponde, il messaggio raggiunge l'indirizzo contraffatto della vittima. Il contenuto della risposta è molto maggiore rispetto al messaggio originale, amplificando così la dimensione dell'attacco.
Il ruolo di un singolo bot in un simile attacco è analogo a quello di un adolescente in vena di scherzi che chiama un ristorante e ordina l'intero menu, quindi chiede una telefonata di conferma elencando ogni voce del menu. Indicando tuttavia il numero di telefono della vittima. Così la vittima designata riceverà una chiamata dal ristorante con una marea di informazioni non richieste.
Attacchi al livello applicativo: prendono di mira le applicazioni Web, spesso con tecniche molto raffinate. Questi attacchi sfruttano una debolezza nello stack di protocollo del livello 7 stabilendo innanzitutto una connessione con la vittima, quindi esaurendo le risorse del server monopolizzando processi e transazioni. Sono difficili da identificare e mitigare. Un esempio comune è un attacco HTTP flood.
Attacchi basati su protocolli: tendono a sfruttare un punto debole nei livelli 3 o 4 dello stack di protocollo. Tali attacchi consumano tutta la capacità di elaborazione della vittima o altre risorse critiche (ad esempio un firewall), con conseguente interruzione del servizio. SYN Flood e Ping of Death ne sono un esempio.
Attacchi volumetrici: inviano alti volumi di traffico con l’intenzione di saturare la larghezza di banda della vittima. Essendo facilmente generabili attraverso semplici tecniche di amplificazione, gli attacchi volumetrici rappresentano le forme più comuni di attacco. UDP Flood, TCP Flood, amplificazione NTP e amplificazione DNS ne sono un esempio.
L'obiettivo degli attacchi DoS o DDoS è quello di consumare una quantità sufficiente di risorse del server o della rete da sopraffare il sistema, che diventa incapace di rispondere a richieste legittime:
L’individuo che acquista questi servizi illeciti utilizza un regolare sito Web per il pagamento e comuni istruzioni riguardanti l'attacco. Molto spesso non esiste alcuna connessione identificabile con il terminale che sferra l'attacco effettivo. Pertanto, l'intento criminale può essere difficile da dimostrare. Un modo per risalire alle entità criminali è risalire al percorso di pagamento.